Follower veri o numeri finti? La differenza che conta (e che si vede)
Il bivio
Prima o poi, chiunque gestisca una pagina social si trova davanti alla stessa scelta: costruire un pubblico vero, un contatto alla volta, oppure gonfiare il numero sotto la scritta “Follower” con qualche scorciatoia.
La seconda strada è più veloce. Veloce e vuoto, spesso, sono la stessa cosa.
Un rifiuto che mi ha chiarito le idee
Qualche anno fa ho rinunciato a un compenso di svariate migliaia di euro perché mi veniva chiesto di gonfiare artificialmente i numeri di un profilo cliente. Ho detto di no. Piuttosto cambio mestiere.
Non lo racconto per vantarmi. Lo racconto perché è la cosa più concreta che posso dirti su come lavoro: se un cliente mi paga per far crescere la sua presenza online, io lavoro per la sua community reale, non per il contatore. Se cerchi qualcuno che ti prometta 10mila follower in un mese, non sono la persona giusta. Se cerchi qualcuno che costruisca qualcosa che regge nel tempo, forse sì. Sono un Consulente Marketing Digitale da oltre 25 anni, lavoro con il passa parola che ritengo la più valida forma di credenziali che si possa ottenere,
Perché i numeri finti, prima o poi, si vedono
Prova a entrare nel mondo della moda o della cosmetica (due settori che spesso vivono di apparenza più che di sostanza) e guarda con attenzione: profili con decine di migliaia di follower che raccolgono una manciata di like sotto ogni post. Commenti tutti uguali, generici, quasi copiati l’uno dall’altro. Un seguito che sembra enorme e un pubblico che, quando conta davvero (cioè quando deve comprare, prenotare, fidarsi) semplicemente non c’è.
Sono poche le realtà che hanno davvero seguito.
Non serve uno strumento professionale per accorgersene: basta guardare il rapporto tra quante persone seguono un profilo e quante ne restituiscono davvero attenzione. Il numero mente. L’engagement no.
Il problema non è etico soltanto: è pratico. Un pubblico finto non compra, non prenota, non passaparola. È scenografia, non business.
Purtroppo vedo ancora aziende che si lasciano incantare da questi numeri. Troppo spesso.
Vale anche per i visitatori e i lettori che, forse, sono ancora più inconsapevoli.
Cosa serve davvero (e cosa vedo funzionare con i miei clienti)
Vale per tutti: che tu gestisca un ristorante, una struttura ricettiva, un e-commerce o un’azienda che produce olio extra vergine di oliva, la sostanza non cambia:
Ci vuole tempo.
Una community che risponde davvero si costruisce in mesi, non in un weekend. Chi ti promette il contrario, ti sta vendendo scena.
Ci vuole costanza.
Cambiare tono, argomento o obiettivo ogni settimana confonde chi ti segue. Meglio poche cose fatte bene e riconoscibili nel tempo.
Ci vogliono contenuti pensati per chi legge, non per chi scrive.
Il contenuto che funziona parla ai problemi e ai desideri di chi ti segue, non celebra solo il brand. Vale anche se sceglierai un Testimonial o un Influencer per spingere le tue PR.
Ci vuole un budget coerente con l’obiettivo.
I social non sono gratuiti se vuoi risultati seri: le piattaforme vivono di pubblicità, e va messo in conto uno spazio di investimento pianificato, non improvvisato.
Nessuno di questi quattro punti è veloce ma sono gli unici che, alla fine, restano in piedi.
Perché questo dovrebbe interessarti se stai valutando un consulente
Quando cerchi qualcuno che ti gestisca i social o la strategia digitale, la domanda giusta da fare non è “quanti follower mi garantisci?”, ma “che tipo di pubblico mi stai costruendo, e con quali mezzi?”.
È una domanda scomoda da fare a chi vende scorciatoie.
Io preferisco essere quello a cui puoi farla senza sentirti rispondere con un numero e basta.
Se vuoi approfondire l’argomento fissa un appuntamento Meet con me: trovi la disponibilità a questo link