Starbucks:
il declino della cultura italiana

L’Italia vanta un patrimonio culturale inavvicinabile da nessun territorio di questo bellissimo Pianeta.
Il concetto vale sia in ambito storico, culturale che in ambito alimentare e culinario.
Mi focalizzerò su quanto sta accadendo con l’apertura di Starbucks Caffè a Milano, su quanto la cultura alimentare e il prodotto italiano vengano svalutati, infine quanto la tradizione e la qualità del Made in Italy siano sempre più disperse nella mente delle persone.

Le nostre tradizioni

La nostra tradizione a tavola è così varia e articolata che permette all’amante delle belle e buone cose di trovare differenze tra una città e l’altra della stessa Regione d’Italia. A volte perfino tra quartieri o zone limitrofe della stessa località.
Il microclima presente, i terreni, le varietà di prodotti, il sapere degli avi, sono il tesoro inestimabile che possediamo e verso il quale dobbiamo incondizionatamente volgere l’attenzione per non lasciarlo morire perdendolo per sempre.

La nostra Italia è unica e inimitabile!

Sarebbero centinaia e centinaia gli esempi da citare, perdendosi in un vortice inebriante di tutti i sensi a disposizione: piatti unici, sapori inconfondibili, maestria nel perfezionare l’armonia di sensazioni mentre si assaggiano le prelibatezze italiane. Non per ultima la fantasia!
Sarebbero centinaia di migliaia i chilometri da percorrere in lungo e in largo all’interno di questo meraviglioso territorio che ci permette di non stancarci mai nello scorgere particolari golosi della nostra terra invidiati in tutto il mondo e da tutto il mondo.

Eppure, nonostante questo ben di Dio servitoci su un piatto d’oro, rivolgiamo la nostra attenzione a chi è capace di attirare l’attenzione con una buona dose di marketing costruito magistralmente per vendere qualcosa di simile a quello che le nostre nonne chiamerebbero spazzatura.

Mi sono chiesto la motivazione di tutto questo cercando di approfondire l’argomento ed andando oltre la reazione di pancia che mi invade.
Qualche risposta l’ho trovata ed è così articolata e complessa che proverò in modo semplice ad esporla.

La Perdita delle Nostre Radici

Un popolo che non ricorda la propria storia e le proprie radici, valorizzandole, è un popolo destinato a morire.

In questi anni ci hanno martellato il cervello attraverso messaggi subliminali, ma mica così tanto nascosti, facendoci credere che la nostra cultura e la nostra storia non siano più da valorizzare.
Mezzi ed evoluzioni nella comunicazione ci stanno trasformando in recettori passivi eliminando la parte di noi che è propensa al ragionamento.

Ho suddiviso tre macro cause che hanno portato a questo cambiamento.

1) La comunicazione emozionale

La “vita digitale” ha trasformato il modo di interagire degli individui. Lo stesso apprendimento delle cose è cambiato spostandolo dal ragionamento della comunicazione verbale all’intuizione e all’emotività dell’immagine, quest’ultima in grado di manipolare in modo devastante lo spazio cognitivo delle persone.
La perdita delle capacità cognitive legate al ragionamento sono una delle cause di questa mancanza di valori legati alle nostre tradizioni.

L’incapacità sempre più frequente di utilizzare la lingua parlata, porta con sé una grave conseguenza: il pensiero logico di una frase implica la conoscenza della scrittura e l’interpretazione della stessa, che obbliga ad un ragionamento. Se manca il ragionamento non si è più in grado di costruire una frase sensata ed articolata. Lo vediamo e lo denotiamo nella perdita di termini e sinonimi; per non parlare dei verbi coniugati in modo scandaloso. Sempre più spesso utilizziamo parole provenienti da altri alfabeti; utilizziamo lingue straniere senza pensare che la nostra lingua nativa, il Latino da cui deriva l’attuale lingua italiana, ha una capacità di espressione che ha distribuito la cultura a più di mezzo mondo. È un valore che si va sempre più perdendo per le cause di cui sopra.

Per incapacità e per comodità si sostituisce l’articolata e precisa lingua, scritta e parlata, con l’immagine: più veloce più intuitiva più emozionante ma molto meno specifica nel dettaglio. Non è un caso che i giovani si stiano allontanando da Facebook (con tutti i suoi grandi difetti) e dai blog privilegiando Instagram.

2) Adulti dis-connessi

La generazione degli adulti non è in grado di trasmettere ai giovani tutta l’eredità italiana degli antichi fatta di racconti, di storie, di tradizioni, di suoni, di sapori, di mille altre cose che stiamo perdendo per sempre. L’inutilità degli adulti sotto questo aspetto è disarmante.

Se lasciamo spazio nella mente dei giovani, affamata di contenuti, chi avrà qualcosa da dire, seppur senza nessun vero valore, si sostituirà ai valori che invece dovrebbero essere consegnati dagli adulti alle generazioni più giovani.
Gli stessi adulti sono stati travolti da quelli che chiamo “effetto Social” ed “effetto Smartphone”, venendo letteralmente assorbiti dall’ego della comunicazione digitale che li rende, almeno per loro, protagonisti effimeri di qualcosa di altrettanto effimero.

Lo noto anche nei miei incontri con i giovani quando devo parlare loro di “Opportunità e Pericoli della Rete”. La presenza dei genitori nel mondo dei ragazzi è pressoché nulla se non relegata alla sterile presenza corporea fine se stessa. L’educazione è stata delegata (e relegata) alla scuola, sbarazzandosi così di responsabilità e di impegni prediligendo egoisticamente altri spazi personali.

Ne consegue che l’ignoranza verso i meccanismi che regolano l’educazione della prole non fa recepire all’adulto genitore l’utilità di alcune azioni quali il brutto voto o la bocciatura nei casi estremi. Si attiva così negli adulti quel comportamento che li ha trasformati in tifosi dei figli prevalendo prepotentemente su quello che dovrebbe  essere in primis il tutore dei figli e non il tifoso. Il figlio si sente autorizzato a comportarsi con atteggiamenti e azioni al di fuori del corretto vivere in società arrivando in casi estremi a oltrepassare le regole dettate dalla Legge.

3) Informazione deviata

Sotto le ridicole quanto imbarazzanti scuse e motivazioni di ogni tipo tentano di convincerci che l’erba del vicino è sempre la migliore.
Così, mentre il mondo sta tentando in ogni modo di conquistarci acquistando tutti i nostri marchi storici che hanno fatto la Storia dell’Italia e del “Made in Italy”, noi tranquillamente veniamo invasi e deviati verso situazioni che non hanno nessun valore intrinseco. Situazioni che sono costruite da bravi attori nel mostrare una facciata stucchevole che nasconde il nulla assoluto con qualità sotto lo zero.
Vale per i vari McDonald, Burger King, Starbucks, Doner Kebab.
Siamo pronti a rimpinzarci di schifezze conclamate, per moda, per riprova sociale o semplicemente per essere attratti da una droga studiata a tavolino con conservanti, zucchero, e sostanze chimiche chiamate sapore e che inducono il corpo a richiederne ancora e ancora per mezzo di una reazione chimica a catena.

Sostanze contenute nei pasti McDonald
• Sorbato di Potassio
• Acido Malico
• Zucchero raffinato (quantità industriali)
• Gomma Xatano
• Cloruro di Sodio (un solo panino equivale a 2/3 della dose giornaliera)
• Olio di Soia
• Aceto
• Cloruro di Calcio
• Sciroppo di fruttosio (oltre allo zucchero raffinato)
• Polisorbato
• Calcio disodio EDTA

Per capire meglio vi rimando a questo articolo che dimostra come un panino dopo sei anni sia ancora in ottime condizioni: http://www.repubblica.it/esteri/2015/01/28/foto/islanda_l_ultimo_panino_venduto_da_mcdonald_s_nel_2009_intatto-106009090/1/#1

Gli stessi ingredienti si trovano in moltissime altre catene di cibo spazzatura. Starbucks somministra bevande stracolme di zucchero e aromi. Lo zucchero raffinato è considerato uno dei maggiori pericoli per la salute ed una delle maggiori cause nella generazione di malattie di ogni tipo.

Caffè o acqua sporca di caffè?

Il lavoro di Starbucks sulla mente delle persone è talmente encomiabile da farne un caso studio.
Il Marketing lo hanno inventato gli americani e tutt’ora rimangono maestri indiscussi di questa scienza.
In effetti, da Starbucks ci vai non per bere un caffè o per mangiare una sana colazione (siamo a livelli comparabili a McDonald) ma per assecondare l’effetto “riprova sociale” o per soddisfare il bisogno creato di percezione positiva.
Diabolici maestri, in questo, gli yankee.

Per farvi capire cosa intendo per “percezione”, guardate ad esempio questa foto di Starbucks a Milano: ne trovate molte altre on line, molto simili, e non rispecchiamo la realtà ma sono state modificate nell’aspetto per dare ancora più enfasi ad una location già bella di suo.

Facciata-Esterna-Starbuck-caffè-Milano

Noi che abbiamo un minimo di preparazione su come funzionano le leve del marketing e facciamo Consulenza Web, dovremmo entrare in quei locali osservando queste semplici regole:
A) Verificare ogni singolo oggetto, colore, arredo, suono, odore che permea quel locale per analizzare il loro successo e personalizzarlo per i nostri progetti.
B) Non acquistare nulla che possa nuocere alla nostra salute il che equivale alla scelta di un caffè (se hai il coraggio di affrontarlo) o al massimo … no! Non c’è altro, credo.

Non arrendiamoci all’acqua sporca chiamata caffè

– Noi, che il caffè lo abbiamo conosciuto dai Turchi secoli fa.

– Noi, che abbiamo raccattato gli arnesi di alluminio dimenticati da Napoleone e che li abbiamo trasformati in caffettiere napoletane.

– Noi, che abbiamo saputo trasformare con maestria insita nel nostro DNA il caffè napoletano in caffè espresso con una moltitudine di aromi e sfumature che nessuno al di fuori di un italiano potrebbe capire se non attraverso un corso avanzato di cultura del caffè.

– Noi che siamo tutto questo ci arrendiamo davanti al barbatrucco americano? Ci prostituiamo davanti al dio marketing rinnegando la nostra tradizione che potremmo insegnare in tutto il mondo creando addirittura nuovi posti di lavoro più di quel colosso di sabbia?

Non ci posso credere! Non posso arrendermi davanti a questo.

Se volete avere una visione positiva, che io non condivido già dal titolo, di quanto ha fatto Starbucks a Milano leggetela qui: https://www.lucacarbonelli.it/di-starbucks-a-milano-non-avete-capito-niente/

Non accetterò mai di entrare in un luogo così, in Italia, se non per studiare le leve del marketing.
Vivo nel regno delle cose buone e non permetterò mai che un saltimbanco yankee si permetta di volere i miei soldi per offrirmi fumo negli occhi.

Ridiamo speranza e opportunità ai nostri giovani

Non lasciamoci invadere da fottuti markettari: lavoriamo imparando ciò che di buono arriva da oltre oceano ma sfruttiamolo per tutelare e valorizzare solo i nostri prodotti che, ripeto, sono unici e invidiati da tutto il mondo.

Diamo ai nostri ragazzi l’eredità che ci è stata tramandata dalle nonne e dalle nonne delle nonne: insegniamo loro come proteggerla nel mondo e come migliorarla giorno per giorno per il loro bene.

Togliamo per primi il muso dallo Smartphone e parliamo con loro: parliamo con loro sebbene sia difficile, sia complicato ed a volte proviamo un po’ di vergogna.

Il lavoro che faremo su di loro rinvigorirà le loro speranze e i loro sogni. Farà in modo che possano di nuovo credere in questo Paese e in questa Nazione unica e inimitabile. Farà in modo che riescano a migliorarla come noi non abbiamo ancora saputo fare.

Altrimenti ascoltate le parole di Morpheus, prendete la vostra Pillola Azzurra e tornatevene a dormire bevendo il caffè annacquato di Starbucks.
https://youtu.be/Emk1xjv_y_M

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